venerdì 20 febbraio 2015

DRACULA UNTOLD – UNA BELLA SORPRESA



Ne avevo sentito parlare giusto una volta o due, il nome del regista mi suonava alquanto sconosciuto, avevo guardato il trailer con la puzza sotto al naso ed ero fermamente convinta che si trattasse della solita pellicola fantasy venuta fuori dal nulla, ma spinta dalla curiosità (e dal fatto che non ho trovato ciò che realmente volevo guardare) ho pensato di vederlo, senza aspettarmi grandi cose.
Ma di cosa si tratta? Beh, Dracula lo conosciamo un po’ tutti, ma in questo lungometraggio il suo personaggio viene rivisitato fino a farlo apparire come un vero e proprio eroe. Un regista agli esordi difficilmente si mette a stravolgere una storia del genere, ma Shore lo ha fatto (seppur con l’ovvio rischio di ricevere critiche pesanti come macigni) ed il risultato è più che buono.
Facciamo un rapido ripasso della trama: il giovane principe Vlad vuole respingere i tentativi dell'impero Ottomano di sfruttare la Romania per conquistare il resto d'Europa. In un momento di disperazione, Vlad sale su una montagna dove vive una misteriosa e potente creatura, con la speranza di essere aiutato a fermare i turchi. La creatura gli darà un immenso potere che lo aiuterà a sconfiggere i turchi, ma questo avverrà pagando il prezzo della sua trasformazione in una creatura della notte.
Il film quindi racconta le gesta di un uomo che, senza mai indugiare, vende la sua anima all'oscurità, per salvare la vita alla sua famiglia ed al suo popolo. 

Il tutto è ovviamente ben diverso da quella che in realtà risulta essere stata la storia del famoso Vlad, che con il suo sadismo fece innumerevoli vittime innocenti, eppure questo riadattamento del personaggio non mi è dispiaciuto affatto: Vlad viene infatti dipinto come un sovrano saggio, un marito fantastico ed un padre esemplare.
La fotografia e la scenografia assolutamente impeccabile, gli scenari tipicamente dark-fantasy (che tra l’altro ADORO) ed un attore protagonista finalmente meritevole, danno alla storia quel tocco in più che rende quest’opera davvero originale e degna di nota. Mi ci voleva proprio, dopo aver guardato American Sniper, un film che sapesse finalmente catturare la mia attenzione.
Difficile poi girare un film di questo tipo senza annoiare mai lo spettatore aggiungendo scene a caso per allungare il brodo. Il tutto è sempre piacevole e scorrevole, i dialoghi per niente insulsi, un goccio di romanticismo per nulla fastidioso ed ovviamente ottimi effetti speciali ad incorniciare l’intero quadretto.
Grandiosa quindi la regia, una rivisitazione a mio parere molto interessante e coinvolgente che però non ha perso i punti chiave della vera storia, facendo intendere che Vlad porta effettivamente sulle sue spalle un passato guarnito di sangue di migliaia di vittime, per cui il personaggio non è stato totalmente trasformato, ma più semplicemente modellato in base alla visione di questo “nuovo” regista che mi ha sorpresa all'inverosimile.
Cosa non mi è piaciuto:


1. L’interpretazione dell’attrice Sarah Gadon. L’ho trovata bellissima ma molto fredda.
2. Il vampiro, nel donare a Vlad i suoi poteri, gli intima che per lui sarà molto difficile resistere alla tentazione di bere del sangue umano, ma tutta questa faticaccia non mi pare Vlad l'abbia mai fatta, avrei voluto godere maggiormente di questa lotta interiore.
3. La biondissima moglie di Vlad precipita da un'altezza considerevole, che farebbe disintegrare qualunque corpo, ma sopratutto non lascerebbe possibilità alcuna di sopravvivenza. Bene, dopo lo schianto da almeno 600 mt di altezza, la donna non solo non sanguina, ma prima di morire ha persino il tempo de farse 'na chiacchierata con Vlad.


Cosa mi è piaciuto: TUTTO IL RESTO, compresi i bellissimi costumi.

Mi sembra di aver notato, sul finale, la possibilità di un sequel, che in tutta onestà spero non ci sia. Diffido dei sequel, nel 90% dei casi rovinano tutto, credo fermamente che Dracula Untold debba rimanere unico e solo.
A molti non è piaciuto proprio, io penso che sia un prodotto molto ben riuscito invece, a dispetto degli incassi relativamente bassi.

Lo consiglio se: siete amanti del fantasy-dark e delle storie incredibili e sotto certi aspetti quasi "assurde" ed inverosimili.
Non lo consiglio se: siete fan sfegatati di Dracula e della sua storia e se avete letto la versione di Bram Stocker :-)


Alla prossima recensione!

giovedì 19 febbraio 2015

AMERICAN SNIPER - DUE ORE DI GUERRA E NEPPURE UN SECONDO DI EMOZIONE



Premettendo che io non sono assolutamente amante di film di guerra, questa volta non so davvero dove andare a parare e non vorrei nemmeno dire stronzate, visto che non me ne intendo. Semplicemente: sono contenta di non aver speso 7,00 € per guardarlo al cinema, non perché American sniper sia un brutto film, intendiamoci, quanto per la lentezza che lo caratterizza.
Io poi odio queste maledette opere tratte “da una storia vera”, perché poi diventano biografie e le biografie spesso sono tediose, tant’è che puntualmente dormo sul divano.
American sniper  é senz’altro uno dei lungometraggi più sopravvalutati usciti di recente, insieme a La teoria del tutto, anche perché diciamocelo, il trailer gli da un’aria niente male, gli occhietti di Bradley Cooper dietro il mirino del fucile da cecchino sono bellinacifra, ed il fatto che nel trailer sia stata inserita la scena clou in cui Chris deve decidere se sparare o no al bambino kamikaze, ha fatto sì che una moltitudine esagerata di persone si catapultasse al cinema per scoprire se a ‘sto fijolo je sparava o meno. Nel caso non lo aveste ancora guardato, ve lo dico io: gli spara, certo che gli spara (e devo ammettere che non me lo sarei mai aspettato) ma lo fa con così tanto distacco che non me ne è fregato proprio una mazza. Se io mi fossi ritrovata a dover sparare ad un bambino avrei iniziato a piangere come una disgraziata, altro che premo il grilletto, boom e ciao ciao.

Procedo con la trama: Chris Kyle é un giovane cowboy che si arruola nel corpo speciale dei Seal e, prima di partire per la guerra, sposa la sua ragazza. Purtroppo con il tempo la situazione diverrà insostenibile tra un matrimonio non proprio felice ed un’esistenza ormai segnata dalla guerra. Ottime le ambientazioni, le scene di guerra sono realistiche, a mio avviso molto ben girate, ma non sono servite a molto, perché questo è un film sterile che non sa emozionare.
Sembra quasi, in questa pellicola, che Eastwood abbia unito a delle fantastiche scene di guerra, qualche spezzone di telefilm americani alla Una mamma per amica. Tuttavia la seconda parte si fa un briciolino più intensa, mostrandoci almeno quanto una moglie con dei figli possa risentire dell’assenza del proprio marito in guerra, vivendo nel costante terrore che possa morire da un momento all’altro, infatti non fa che pregarlo di smettere e tornare definitivamente a casa: credo che l’attrice sia stata l’unica povera afflitta riuscita a mostrare un minimo di emozioni. Grazie cara, lo abbiamo davvero apprezzato.
Sembra che ultimamente i registi di tutto il mondo si stiano impegnando ad utilizzare nei propri film attori inespressivi, infatti se al posto di Cooper ci fosse stato un attore più esperto, forse avrei maggiormente apprezzato questo lungometraggio.
Cooper è stato totalmente incapace di trasmettere sentimenti, a mio avviso questi ruoli troppo impegnativi non fanno per lui.
Sono stati trascurati poi anche tutti i momenti in cui il protagonista torna a casa dalla moglie ed i figli, Eastwood avrebbe dovuto dare molta più importanza ad avvenimenti  del genere, mentre invece ci mostra solo qualche bacetto alla moglie e i soliti mal-recitati momenti in cui Chris se ne sta seduto con l’espressione di un cerebroleso, cercando di farci capire che la guerra lo stava cambiando. Inutile poi la scena del fratello di lui che shockato decide di abbandonare la missione e se ne torna da dove era venuto.
Ora non è che siccome Clint Eastwood è un’eccellenza registica dobbiamo per forza dargli l’Oscar, perché con questo film non se lo merita manco per niente. Al di la di questo però, è comunque sbagliato dare un voto troppo basso a questa opera, poiché non è certo il film peggiore mai girato, forza.
Altra grave mancanza però è senza dubbio il finale che ho trovato frettoloso e trascurato: avrei voluto vedere la scena in cui Kyle veniva ucciso al poligono, non certo apprendere della sua morte con una scritta che mi informava dell’accaduto per poi essere catapultata al funerale. Dopo due ore di film spaccapalle il minimo che Eastwood potesse fare era renderci partecipi della morte del protagonista e della reazione dei familiari, o no? Avrei voluto vedere la reazione della moglie, dei figli, avrei voluto vedere la morte della “leggenda”, invece questo finale mi ha lasciato l’amaro in bocca.
Mi è piaciuto perché: la fotografia è curatissima e Chris Kyle è realmente esistito.
Non mi è piaciuto perché: è lento, vuoto, monotono e tipicamente americano.
Lo consiglio se: siete amanti del genere e volete godervi (senza grosse pretese) delle scene di guerra realistiche e abbastanza crude, senza che vengano risparmiati donne e bambini perché al regista je dispiace.
Non lo consiglio se: non sapete cosa guardare ed avete pure un po’ di sonno. Vi addormentereste dopo i primi quaranta minuti, assodato.

Ci vediamo alla prossima recensione :-) 

martedì 17 febbraio 2015

CINQUANTA SFUMATURE DI GRIGIO - PENSAVO PEGGIO


Avevo promesso che sarei andata a guardare l'adattamento cinematografico di Cinquanta sfumature di grigio e, siccome ogni promessa è debito, mi sono fatta regalare il biglietto e ci sono andata assieme ad una mia amica, nonché fan sfegatata (ma obiettiva) del romanzo in questione. Non nego di essere stata molto ma molto curiosa, nonostante la brutta esperienza del libro, così mi sono organizzata per fatti miei, senza costringere quel poveraccio del mio compagno ad accompagnarmi e pagare 7 euro, solo per farsi una dormita su quelle comode ma orribili poltrone giallo-rosse.
Nelle prime file era strapieno di ragazzini che se tutti insieme facevano 16 anni era già assai. Avevano ormoni impazziti ed ululavano ad ogni pezzetto de chiappa. Dietro di noi invece c'era un gruppo di signorinelle che appena sono entrate sembravano tanto composte e carine, poi durante il film si sono rivelate esperte di BDSM, roba che io alla loro età al massimo riuscivo a distinguere il power ranger rosa da quello blu, ed era già tanto.
Ma non perdiamoci in inutili chiacchiere: anche se la conoscete praticamente tutti, é opportuno descrivere grandi linee quella che é la trama del film: Anastasia Steele é una giovane studentessa di letteratura inglese che, nel sostituire la sua coinquilina con l'influenza, la giornalista Kate, si ritrova a dover intervistare al suo posto il famoso Christian Grey, ricchissimo e fighissimo capo di una grande azienda. I due sembrano essere interessati l’uno all’altra sin da subito e tra di loro nascerà presto una storia molto “particolare”.
Si é parlato a lungo di Cinquanta sfumature di grigio, fin da quando é uscito il libro divenuto poi un fenomeno globale, ho assistito a scene scabrose di tizie che si massacravano verbalmente tra di loro, perché se dici ad una “fan”  quattordicenne che il libro é scritto con i piedi te lascia ‘a scritta “Converse” sulla fronte.
Alla luce di tutto questo rumore, ho pensato fosse il caso di farmi una cultura di sfumature, così ho scaricato il libro ed ho iniziato a leggere. La recensione del romanzo in questione l’ho già fatta, se qualcuno di voi l’ha letta saprà benissimo che non mi è assolutamente piaciuto, però ho voluto comunque guardare il film, perché prima di giudicare un qualsiasi prodotto mi sembra giusto farsene un’idea concreta.
Non so davvero da dove cominciare, ci sarebbe molto da discutere ed è difficile parlarne senza rischiare di spoilerare qualcosa.Il film ha inizio con una sequenza ben costruita di scene, che ci mostrano in parallelo i due protagonisti intenti a prepararsi e, la splendida musica di sottofondo accompagna il tutto creando una piacevole armonia. Il volto di Christian durante la sequenza non viene mai mostrato per bene, mentre quello di Anastasia appare addirittura mentre si mordicchia il famoso labbro, colpevole di aver scatenato almeno il 98% delle erezioni di Mr. Grey.Procedo nella stesura dei difetti e dei pregi di questa tanto attesa pellicola:

1.      Succede tutto troppo in fretta: pensate che dai titoli di testa al primo incontro tra Anastasia e Christian non passano neppure 5 minuti e, quando Anastasia arriva alla Grey House, le biondone la fanno entrare in 0,0000001 centesimi di secondo, giusto il tempo di togliersi quell'indecente cappotto di dosso, modello nonna Tina con l'alzheimer. 
2.      Tra il primo ed il secondo tempo c’è una grande differenza: ci siamo goduti un primo tempo tutto sommato abbastanza piacevole, scorrevole ed a tratti divertente, poi il tutto è scemato in un secondo tempo noioso e ripetitivo che mi ha fatto sbadigliare non poche volte.
3.      Le scene di sesso vanno a diminuire di intensità: da un film del genere ci si aspetta che l’intensità di determinate scene vada sempre ad aumentare, mentre in Cinquanta sfumature di grigio succede tutto il contrario. Le prime scene di sesso sono più forti ed intense rispetto alle ultime. Io avrei preferito una partenza soft per poi raggiungere l’estremità. Che poi parliamoci chiaro: tutta ‘sta pornografia non c’è, le scene sono abbastanza forti ma non esagerate, esattamente come dovrebbe essere. Se lo spettatore deluso si aspettava di vedere peni e vagine schiaffati sul megaschermo del cinema, probabilmente sarebbe stato meglio se avesse fatto visita a YouPorn, comodamente seduto sulla poltroncina di casa.
4.      Christian Grey è monoespressivo: Jamie Dordan è figo. Già, ma stop. A parte che nei primi minuti di film risulta così insipido che mi sarebbe stato sul cazzo prima di subito, non gli avrei posto neppure la prima domanda, me ne sarei andata lasciandolo con un sonoro "vaffanculo" ma..questo è un film e ad Anastasia piacciono 'sti tipi un po' antipatici e "melatiroperchèsoriccoefigo", quindi pazienza. Però -e mi dispiace dirlo- anche se il fascino di Jamie è assolutamente indiscutibile, l’espressione del suo bel viso è sempre bloccata tra l’accigliato ed il rincoglionito. Ma ci piace. Sì, perché tanto quando se spoja chi la guarda più la faccia?
5.      I dialoghi nella seconda parte diventano a tratti ridicoli: “Christian! Ma perché ti comporti così!” “Perché ho cinquanta sfumature di perversione”. Ma chi ti risponderebbe mai così? Ma manco Beautiful nella sua puntata peggiore! “Farai l’amore con me, Christian?” “Io non faccio l’amore, io scopo forte”. Addio. Dopo di questa me la sarei cucita per sempre piuttosto che darla a lui.
6.      Il messaggio che può arrivare è sbagliato: visto il pubblico brulicante di ragazzini che si è fiondato a guardare il film, avrei calcato un po’ di più sul fatto che quella di Grey é una condizione clinica a tutti gli effetti. Chi trae piacere sessuale infliggendo dolorose torture al partner, ha chiaramente dei disagi psicologici scaturiti da un trauma, che invece di essere assecondati dovrebbero essere curati con l’aiuto di un terapeuta, ma questo i ragazzini non lo capiranno mai. Se ne andranno dalla sala pensando di poter appendere le loro fidanzatine come delle provole al soffitto.


Passiamo ora a quelli che sono, a mio parere, i pregi di Cinquanta sfumature di grigio:

1.      Dakota Jhonson: La bella figlia dell'immensa Melanie Griffith. Lei è il più grande pregio del film, con la sua fantastica interpretazione e la sua innocente bellezza ha saputo vestire i panni di Anastasia Steele alla perfezione, mostrandoci prima una personalità riservata, timida e sensibile, per poi diventare sfrontata e decisa sul finale. Nel primo incontro con Mr. Grey, Anastasia si sente in soggezione, in ansia, è turbata e preoccupata e, tutto questo insieme di sensazioni, investe lo spettatore come una valanga. Quindi pollicione in su per questa ottima attrice, a quanto pare buon sangue non mente.
2.      La storia segue abbastanza bene il romanzo: a parte delle piccole differenze e delle scene che mi sarebbe piaciuto vedere, devo dire che il film é fedele al romanzo, per tutta la sua durata.


Allora: E' chiaro che questo non é un filmone megagalattico, non è il capolavoro del secolo, ma se come me non si hanno chissà quali aspettative, non si rimane poi così delusi. Se poi ci mettete anche che sono andata a guardarlo con la testa riempita di “fa cagare”, “è un film demmerda”, “sembra un porno” ed “non sprecare soldi che non ne vale la pena”, direi che tutto sommato è andata abbastanza bene. Io non mi aspettavo nulla, proprio perché non sono una fan del romanzo. Sono andata a guardarlo con l'intenzione di togliermi una grande curiosità e chiaramente anche poter scrivere una recensione che potrebbe tornare utile a qualcuno. 
Il film è pieno di scene discutibili, tanto per citarne una: la bella addormentata Steele si sveglia in un letto d’albergo e, quando Christian rientra dalla sua solita corsetta, lei si vergogna a bestia per aver vomitato come Regan de “L’esorcista”. A questo punto lui, sudato come un muratore, si leva la maglietta e quasi si adagia su di lei, mezzo nudo.
Ora: lei, verginella, che si sentiva in soggezione anche solo a guardarlo, che ogni volta che lui le rivolgeva uno sguardo je s’apriva er rubinetto dei paesi bassi e je partiva l'ormone assassino.. non appena lui le si stende quasi addosso mezzo nudo, lei NON FA ‘NA PIEGA. Ma manco a pregarla.
Ho anche abbastanza riso per l'evidente interesse di Josè nei confronti della bella Anastasia, la quale non ci aveva capito proprio una mazza. Colui 
che si sbatterebbe Anastasia come fosse un tappeto, colui che se potesse glielo infilerebbe anche tra le dita dei piedi e che finalmente stava realizzando i suoi sogni erotici, viene brutalmente allontanato da Christian in persona, arrivato a salvare Anastasia con un tempismo che manco Clark Kent avrebbe saputo fare di meglio. E fu così che Josè uscì di scena, senza essere più cagato, mentre Christian è intento a reggere Anastasia che intanto sta vomitando anche il cenone di capodanno.
Ma c'è una scena che ho adorato. M'è piaciuta veramente, eh! Christian si reca al negozio dove lavora la semprebenvestita Anastasia e inizia a chiedere prodotti che all'apparenza sembrano servigli per il bricolage. Quando Grey chiede ad Ana di consigliargli qualche altro articolo, la ragazza gli consiglia di comprare delle tute per evitare di macchiarsi i vestiti e lui le risponde: "POSSO SEMPRE TOGLIERLI". Ma glielo dice con una faccia di merda irripetibile. Credo sia stato l'unico cambio espressivo apparso sul volto dell'attore, si vede che la battuta je piaceva 'na cifra.Per tutta questa serie di motivi ed anche per altri che non sto qui ad elencare, posso affermare che il film non fa assolutamente cagare, anzi, pensavo peggio.
Non è un film erotico a mio parere, anche se così viene definito. Non è ovviamente neppure un porno, nè un drammatico. E' più una commedia romantica con tanto sesso, che va vista senza preconcetti e senza grandi aspettative, sopratutto da parte di chi ha letto il libro e si aspetta chissà quali torture cinesi. Ho letto commenti davvero cattivi, infatti credevo fosse un qualcosa di orribile, di squallido, di indecente, invece no: per quel che è il libro, l'adattamento cinematografico è buono, tutto sommato il prodotto non provoca l'orticaria, quindi se aveste intenzione di guardarlo, fatelo pure: vi assicuro che non si muore mica :-)

giovedì 29 gennaio 2015

ITALIANO MEDIO - IMMENSO CAPATONDA



Questo pomeriggio sono andata al cinema a guardare un film che vale assolutamente tutti i soldi del biglietto, fino all’ultimo centesimo. Vale anche i 3,00 euro per l’acquisto del pacchetto di patatine e l’euroevventi della bottiglietta d’acqua. Sto OVVIAMENTE parlando di “Italiano Medio”, il primo (e spero non l’ultimo) film targato Maccio Capatonda.
Non che avessi chissà quanti dubbi sulla riuscita dello stesso, visto che Marcello Macchia (aka Maccio) è dotato di così tanto talento che riuscirebbe a far ridere persino una vedova al funerale del proprio marito.
Il film è un prodotto a mio parere davvero ben confezionato, inaspettatamente per nulla banale, un film che non solo fa il suo dovere, ovvero quello di far ridere gli spettatori fino al collasso, ma fa anche riflettere sui soggetti che compongono la società nella quale viviamo.
Italiano Medio ci sbatte in faccia la cruda realtà, senza mezzi termini, porgendola però in modo ironico, a volte demenziale ma mai insulso o monotono:
è la storia di Giulio Verme, un uomo ossessionato dal viver sano, che dopo aver ingurgitato una pillola che a detta dell’amico Alfonzo (si, esattamente con la Z) porta il consumatore ad utilizzare solo il 2% del cervello, diviene un vero italiano medio.
L’uomo inizia a fare baldoria tutto il giorno, a pensare solo al sesso ed ai reality show, a desiderare di diventare un vip ed a mostrare totale menefreghismo nei confronti di tutto ciò che in realtà dovrebbe avere una certa importanza. Non è raro, durante la visione del film, fermarsi a pensare davanti alle scene che ci vengono proposte: prendiamo ad esempio la scena in autobus, dove il signor Giulio (ancora non sotto effetto della fantomatica pillola) sta leggendo un giornale, mentre gli altri passeggeri, tutti impegnati a giocherellare con il proprio smartphone, non badano minimamente al malore di un’anziana signora a bordo e, quando Giulio glielo fa notare, tutti la fotografano o addirittura ci si scattano dei selfie. E’ proprio in scene come questa che ci si riconosce nell’italiano medio di Capatonda, che va poi anche a trattare le diverse categorie di persone che si mescolano nell’odierna società: ecologisti, famelici grandi imprenditori, politici, genitori incuranti ed in generale idioti pieni di sé.
Italiano Medio fa ammazzare dal ridere, è vero, ma è anche una pellicola intrisa di significato che sfata il mito del film comico senza criterio e che, anche se nella seconda parte si perde in qualche piccola scena che strappa uno o due sbadigli allo spettatore, va poi a riprendersi l’iniziale ritmo spassoso ed incalzante con situazioni a dir poco esilaranti.
Uno dei pericoli più comuni che si rischia di correre quando si crea un film comico, è quello di far diventare il lungometraggio un indecente insieme di scenette montate senza un filo logico, ma in “Italiano Medio” questo non accade: la sceneggiatura è validissima, la regia impeccabile, gli attori immensi, che altro dire? Non si poteva desiderare di meglio da uno come Marcello Macchia, non ho mai e dico mai avuto alcun dubbio sul fatto che mi sarei divertita così tanto.
Guardate che poi questo non è mica un film per tutti, eh. In sala c’era davvero pochissima gente, nonostante il film fosse appena uscito. Da questo insieme di scene assurde ed al limite del surreale, emerge un sarcasmo così ingegnoso che non tutti sono in grado di capire, soprattutto perché buon parte degli italiani corrisponde alla descrizione dell’italiano medio che ci propone Capatonda.
Insomma, il film si merita un 8 pieno poichè insieme al suo team il nostro caro Maccio è riuscito a creare qualcosa di divertente che enfatizza quello che è il personaggio che risiede in ognuno di noi: in fondo non siamo un po’ tutti degli italiani medi?
Buona visione :-) 



venerdì 23 gennaio 2015

OUIJA - SPAVENTOSAMENTE BRUTTO



Ma stiamo scherzando? Dico: ma l'avete guardato questo "film"?
Io vi giuro che "Ouija" è uno dei film peggiori che abbia mai avuto la sfortuna di guardare, una cagata colossale.
Gli avevo dato fiducia perché dal produttore di "Insidious" non mi sarei mai e poi aspettata una schifezza di tale portata. Beh, mi sbagliavo, è che non avevo ancora dato un'occhiata al nome del regista. Signori e signore, stiamo parlando nientepopodimenoche STILES WHITE, colui che ha diretto uno dei film più merdosi nella storia degli horror: "Boogeyman". Già, avete capito bene, quello del tale che ha paura dell'uomo nero nell'armadio.
Ragazzi, vi dico che questa volta si è superato, ha creato qualcosa di mostruosamente indecente. Un po' fa il suo dovere però! Deve far paura? La fa. Ouija fa paura per quanto fa schifo, ve lo assicuro.
Eppure l'inizio non mi aveva dato una bruttissima impressione, anzi, probabilmente è l'unica cosa appena passabile del film, un inizio abbastanza piacevole che ti fa credere di vedere un bel film. Invece continuo imperterrita a dire che fa cagare. Lo consiglio in periodi di stitichezza ostinata, funziona.
Ecco l'incipit: ci sono due ragazzette piccine picciò che si divertono a giocare con la tavoletta Ouija, facendo finta di parlare con i defunti. La tavola ha tre regole: 
non giocare mai da soli, non giocare in un cimitero e salutare sempre, ma una delle due ragazze, Debbie, una volta cresciuta ci "gioca" da sola e muore impiccata. La sua migliore amica, Lane, non riesce ad accettare la morte di Debbie e viene tartassata da un dubbio: la sua amica è morta suicida o è stata uccisa?Perfetto. Ora, facciamoci due domande: cosa dovrebbe fare un horror davvero degno di tale appellativo? Dovrebbe forse far cagare sotto no? Ecco, il regista di Ouija non è proprio riuscito nell'intento, ma manco per scherzo. Anzi, sembra non ci abbia neppure voluto provare.
Questa è una pellicola comica, è indecente a partire dagli effetti speciali alla regia, 'sto film andrebbe CENSURATO. E' un insulto al genere horror, è prevedibile, tedioso, inutile, ridicolo ecc..
Io non so più come definirlo.
NON GUARDATELO. NON APRITE QUELLO STREAMING. Non ne vale assolutamente la pena. Certo che ci vuole coraggio a sfornare certe porcherie.

LA TEORIA DEL TUTTO - BERSAGLIO MANCATO



Mi sono tanto prodigata per riuscire a trovare un link dove poter finalmente guardare questo film, soprattutto dopo aver letto i millemila commenti positivi su questa pellicola che ho tanto sperato fosse un capolavoro, ma che si è ahimè rivelata completamente l’opposto.
Allora, partiamo dal presupposto che il film non è orribile, ma se devo dargli un voto da 0 a 10, non si merita più di un 5 e mezzo.
L’inizio è tanto coinvolgente quanto scontato: è una storia ispirata alla vita del fisico e cosmologo Stephen Hawking, noto per i suoi studi sui buchi neri e sull’origine dell’universo. Siamo quindi negli anni ’60, dove il giovanissimo Stephen e la dolce Jane si incontrano ad una festa e si innamorano. Fino a qui niente di pazzesco, ma la storia per un po’ prosegue in maniera scorrevole e per certi versi anche piacevole, con dialoghi ben strutturati ed una sana dose di timidezza che fa capolino dagli sguardi dei due protagonisti. Devo ammettere che l’inizio della loro storia è obbiettivamente quella che credevo una bella cornice, fatta di tenerezza e sentimentalismo, se poi vogliamo parlare anche di Felicity Jones con quei suoi occhietti da bambolina, andrei avanti per ore dicendo quanto sia bella e deliziosa come poche sanno essere.
Ora: i due si mettono insieme, lui scopre di avere una brutta malattia (praticamente una sorta di SLA) e che gli restano appena due anni di vita, si sposano, fanno dei figli e lui finisce in sedia a rotelle ALLA VELOCITA’ DELLA LUCE. Insomma, niente di diverso da “I passi dell’amore”, in più c’è solo la sedia a rotelle ed i figli.
Non c’è pathos, non c’è assolutamente nulla. Il regista non ti da neppure il tempo di commuoverti, perché succede tutto troppo in fretta. Io sono una persona estremamente emotiva e sensibile, tant'è che mi aspettavo di versare fiumi di lacrime con una storia del genere, invece non ho MAI pianto, cosa che invece è accaduta con “I passi dell’amore”, che nonostante sia una pellicola scontata e non abbia gli eccellenti attori di “The teory of everything”, mi ha fatto consumare interi pacchi di fazzolettini. E’ incredibile non riuscire ad emozionarsi nell'assistere al dolore di un uomo mangiato dalla malattia, ma soprattutto il dolore di una donna che sceglie di sacrificare la sua intera vita per la persona che ama e si fa in quattro per riuscire a dargli tutto ciò di cui ha bisogno, fino al momento in cui si evince chiaramente che è depressa e troppo stanca per andare avanti ma… niente. Non mi sono commossa.
La trama non contiene niente di originale: se non fosse per la bravura dell’attore protagonista, che è veramente mostruoso, questo film sarebbe assolutamente da cestinare. Ma non tanto per la mancata originalità, anche perché nel raccontare una vicenda del genere non si può stravolgere il corso degli eventi così come si sono verificati, non ci si può certo aspettare l’arrivo degli alieni che bombardano il pianeta terra con i loro super raggi laser. Solo che il registra avrebbe potuto rendere questa storia un pelino più avvincente, tutto qua.
Il problema è che La Teoria del tutto è un film che parte bene ma che poi, nella seconda parte, degenera fino a diventare noioso e sterile, cosa che non mi va proprio giù, perché con qualche accorgimento poteva uscirne davvero un bel film, ma si sa: quando si tratta di lungometraggi biografici bisogna veramente saperci fare, altrimenti si rischia di “flopare”.
Il regista è stato comunque abilissimo nel delineare la condizione fisica di Stephen, mostrandoci talvolta delle scene molto pungenti per quanto verosimili, ma anche qui dobbiamo molto alle grandi doti recitative di Redmayne.
Marsh cerca di commuovere lo spettatore in maniera disperata, solo che non ci riesce: il tutto è, a mio avviso, troppo tradizionale e semplice per solleticare l’interesse dello spettatore. Non è corretto oltretutto dire che questo è un film incentrato sulla vita del fisico Hawking, poiché la sua vita non è fatta solo d’amore, ma anche e SOPRATTUTTO di matematica, fisica, cosmologia, di studio ed impegno continui. E allora perché incentrare il tutto SOLO ed UNICAMENTE sulla sua vita sentimentale, lasciando che "il genio" faccia solo da contorno ? Stephen Hawking non è “il geniaccio gravemente malato che si fa accudire dalla moglie innamorata”, Hawking è la prova tangibile di come sia possibile raggiungere i propri obiettivi e realizzare i propri sogni, nonostante il destino ci riservi mille avversità e faccia di tutto per impedirci di lottare.
Concludendo : il mio è, come dico sempre, un semplice e superfluo parere personale, quello che scrivo non è legge, semplicemente metto nero su bianco quelle che sono le mie impressioni ogni volta che finisco di guardare un film, che mi sia piaciuto o meno.
Non consiglio affatto la visione di “La teoria del tutto”, a meno che non si voglia imparare qualcosa godendo della magistrale interpretazione di Eddie Redmayne, per il quale pretendo un Oscar di dimensioni apocalittiche, ma se proprio volete guardarlo, io vi consiglio la versione in lingua originale. Buona visione :-)



sabato 17 gennaio 2015

L'AMORE BUGIARDO - INASPETTATO CAPOLAVORO


Una recensione al giorno leva il medico di torno!

Questa volta mi sono cimentata nella recensione di un film che per un po' ho scartato, convinta si trattasse della solita ennesima americanata che finisce sempre con lei che sta per partire e lui che, in mezzo al traffico, scende dal taxi e corre in aeroporto a piedi per fermarla e dirle che la ama. Ecco, il titolo mi diceva esattamente questo, ma devo ammettere che sono stata davvero superficiale nel condannare in questo modo quello che invece si è rivelato uno dei migliori film dell'anno 2014: sto parlando di "L'amore bugiardo - Gone girl", che è tutt’altro che una commedia sentimentale, solo che non avevo ancora letto il nome del regista.
Insomma, ieri sera avevo voglia di poltrire sul divano davanti al televisore, così interrogando il mio fedele amico Google sono arrivata a quel tanto odiato titolo e mi sono detta che forse era giunto il momento di guardarlo. Mi sono anche messa a leggere i vari pareri di chi lo aveva già visto e, tra due o tre "bellixximoOoOoO!!111!!" mi sono anche imbattuta in qualche commento di natura "homo sapiens" e mi è sembrato di capire che valesse la pena di guardarlo.
Ecco allora che ho collegato il pc alla tivù, mi sono accomodata e, sgranocchiando qualche patatina in dolce compagnia, ho iniziato la visione di Gone Girl.
Il lungometraggio, del regista David Fincher (regista tra l’altro di alcuni tra i miei film preferiti, quali “Fight Club”, “Uomini che odiano le donne” ed “Il curioso caso di Benjamin Button”) è ispirato al romanzo “L’amore Bugiardo” di  Gillian Flynn.
Nick è un giornalista sposato con Amy , che perde il suo lavoro e decide di trasferirsi con sua moglie da New York in una piccola cittadina nel Nord Carthage, in Missouri. Il nostro protagonista apre un bar sfruttando l'ultimo fondo fiduciario di sua moglie e lo gestisce insieme a sua sorella Margot.
Purtroppo il matrimonio inizia a prendere una brutta piega, tant’è che il giorno del loro quinto anniversario, Amy scompare lasciando in casa uno scenario che porta la polizia a sospettare che Nick abbia ucciso sua moglie.

Un inizio semplice, lineare, che ci mostra un Ben Affleck  all’apparenza un po' troppo-poco provato per uno che ha perso la tanto amata moglie e che per giunta è anche accusato del suo omicidio, sensazione che porta lo spettatore a sospettare che ci sia effettivamente qualcosa che non va in lui.
Il film è accompagnato costantemente dalla voce fuori campo di Amy che scrive su di un diario tutto quello che accade dal giorno in cui si sono conosciuti fino a poco prima di sparire nel nulla.
Man mano che la storia si evolve, si viene a conoscenza di fatti che stravolgeranno i pensieri dello spettatore: non solo l'uomo, in preda ad uno scatto d'ira, sembra averle dato uno spintone facendola cadere, ma ha anche un’amante da circa un anno e mezzo.
Ed ecco che partono i vari "pezzo di merda!" e si inizia a credere che sia stato proprio il marito stesso ad assassinare e/o far sparire Amy, soprattutto quando la polizia trova tracce di sangue, tantissimo sangue, per altro mal pulito, sul pavimento in corridoio.
Proprio quando lo spettatore si è fatto un'idea ben ferma di quello che può essere accaduto alla donna, che conclude il suo diario (trovato poi dalla polizia) scrivendo di aver paura di essere uccisa da suo marito, il regista ci sorprende con qualcosa di inaspettato: scopriamo infatti, sempre attraverso la voce fuori campo di lei, che è stata tutta una messinscena da parte della donna che voleva punire il marito per il tradimento subito. Niente (o quasi) di quello che Amy ha scritto sul diario risulta essere vero, e si scopre anche che per simulare il suo omicidio si è addirittura auto dissanguata per sporcare il pavimento che poi avrebbe ripulito alla meno peggio, come se un ipotetico assassino/rapitore avesse fretta di cancellare le prove.
A questo punto incredibilmente cambiano le carte in tavola e ci si rende conto che Amy è davvero una psicopatica pronta persino a fare arrestare il marito per un omicidio mai commesso.
Sono rimasta piacevolmente stupita dall’interpretazione dell’attrice Rosamund Pike.
Riesce a dare l’impressione di essere completamente fuori di testa e, con quel tocco di impressionante sagacia, riesce a dare al personaggio quella fermezza e quella serenità che “regalano” allo spettatore momenti di angoscia ed inquietudine, quasi di fastidio, mentre la si guarda progettare i suoi perfidi piani.
BTW, Amy, dopo essersi camuffata, fugge da Nord Carthage ed incontra una coppia di ragazzi  i quali la derubano di tutti i suoi risparmi e, lei, disperata e violata, telefona al suo ex fidanzato Desi, che tempo addietro aveva accusato di stalker raccontando a Nick di esserne stata perseguitata. I due si incontrano ed Amy finge di essere abbattuta, racconta anche a lui la storia dell’infedele marito che non faceva altro che massacrarla di botte, così l’uomo, che è chiaramente ancora innamorato di lei, la accoglie nella sua lussuosa casa e si offre di nasconderla.
Ma ad Amy sembra non andare più a genio né il malcapitato Desi, né questo doversi nascondere in continuazione e per chissà quanto tempo, così mette in atto un piano davvero diabolico: simula uno stupro da parte del povero Desi (curato nei minimi particolari, tant’è che inizia a masturbarsi con il collo di una bottiglia e si getta del vino rosso fra le gambe, per poi accasciarsi sul pavimento, sotto una telecamera di sorveglianza, facendo finta di essere in preda alla disperazione) e poi lo uccide durante un rapporto sessuale tagliandogli la gola con un taglierino.
Inutile dirvi che la mia faccia era a metà fra lo schockato ed il nauseato, non facevo che ripetere al mio compagno quanto “quella” fosse completamente psicolabile.
E fu così che Amy, sotto gli occhi increduli di Nick, gli si presenta davanti casa e torna a vivere con lui che per settimane e settimane la tratta con assoluta indifferenza, non sapendo bene cosa fare. Voglio dire, sarei preoccupato anche io a convivere con una dissociata schizoide omicida, con evidenti problemi di falso vittimismo cronico.
Nel frattempo i due fingono davanti alle telecamere che avevano seguito tutta la vicenda per filo e per segno, fingono che la situazione sia tranquilla, fanno finta di amarsi e rispettarsi ed annunciano addirittura l’arrivo di un figlio di cui Nick non sapeva praticamente nulla, visto che Amy lo aveva concepito tramite l’acquisto del seme del marito presso una clinica.
Insomma, il film finisce così, con l’immagine del viso di Amy poggiato sul petto di un Nick che rimarrà purtroppo prigioniero di una vita coniugale al limite del tragico.
Leggendo i vari commenti sotto lo streaming del film, mi sono accorta che quasi tutti non hanno apprezzato il finale, secondo alcuni troppo sbrigativo o semplicemente incompleto. A me è piaciuto, anche perché è praticamente il finale del libro al quale il regista si è ispirato,  quindi perché stravolgere le cose e dare ad un bel film uno scontatissimo lieto fine? Io lo preferisco così.
Gone Girl mostra quanto sia maledettamente possibile pensare di conoscere a fondo la persona con cui si condivide la propria vita, per poi accorgersi di non conoscerla affatto.  E’ un thriller ben organizzato, anticonvezionale (come tutti i lavori di Fincher del resto), fluido e ricco di colpi di scena che altro non fanno che alimentare la curiosità dello spettatore che viene ben presto conquistato non solo dal fascino della bella Pike, ma anche e soprattutto dal ritmo turbinoso del film.
Questo è l’ennesimo thriller ben riuscito del regista Fincher, che altro non fa che sfornare prodotti assolutamente unici.
Il film non mette in risalto solo ed unicamente la follia di Amy, ma anche e soprattutto:


- La potenza dei media, che in questo caso vengono usati per indirizzare odio e benevolenza nei confronti dei protagonisti
- La frustrazione di un uomo che dopo aver perso il lavoro, la dignità e la stabilità emotiva rimane da solo (presumibilmente per sempre, come si intende dal finale) con il suo finto matrimonio ed il suo “amore bugiardo”
- L’amore disinteressato tra fratelli che viene fuori ogni volta che Margot si fa in quattro per stare vicina al fratello sconfortato
-Il luogo comune della donna che viene sempre e comunque identificata come sesso debole in una realtà che troppo spesso vede vittime numerose donne di gravi abusi da parte di disgustosi uomini.

Concludendo: è certamente un film che lascia il cosiddetto amaro in bocca, a volte le scene ci mostrano situazioni al limite del surreale che però non ti portano mai a definirle “cazzate”, in quanto l’elegante e ponderata regia riesce a dare quel tocco di originalità tipica di ogni prodotto made by Fincher.